
Ricorso alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo.
La rivalutazione delle pensioni: un nuovo inizio a Strasburgo!
Il giorno 14/02/2025 è stata depositata dalla Corte Costituzionale la sentenza n. 19/2025 (clicca qui per scaricare la sentenza)
La Corte Costituzionale ha purtroppo confermato la validità della normativa che riduceva drasticamente la rivalutazione delle pensioni per gli anni 2023 e 2024. Non ha tuttavia operato alcuna seria riflessione sulle conseguenze che l’effetto trascinamento determina in punto di durata nel tempo dell’effettiva trattenuta operata ai danni di ogni pensionato.
Il blocco della rivalutazione delle pensioni ha colpito duramente chi ha versato una vita intera di contributi.
Molti pensionati, dopo anni di cause e attese, si sono visti negare giustizia anche dalla Corte Costituzionale. Ma c’è ancora una strada aperta. E porta a Strasburgo.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) può ristabilire ciò che in Italia è stato ignorato: il tuo diritto a una pensione equa, proporzionata e dignitosa.

Ricorso alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo.
La rivalutazione delle pensioni: un nuovo inizio a Strasburgo!
Il giorno 14/02/2025 è stata depositata dalla Corte Costituzionale la sentenza n. 19/2025 (clicca qui per scaricare la sentenza)
La Corte Costituzionale ha purtroppo confermato la validità della normativa che riduceva drasticamente la rivalutazione delle pensioni per gli anni 2023 e 2024. Non ha tuttavia operato alcuna seria riflessione sulle conseguenze che l’effetto trascinamento determina in punto di durata nel tempo dell’effettiva trattenuta operata ai danni di ogni pensionato.
Il blocco della rivalutazione delle pensioni ha colpito duramente chi ha versato una vita intera di contributi.
Molti pensionati, dopo anni di cause e attese, si sono visti negare giustizia anche dalla Corte Costituzionale. Ma c’è ancora una strada aperta. E porta a Strasburgo.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) può ristabilire ciò che in Italia è stato ignorato: il tuo diritto a una pensione equa, proporzionata e dignitosa.

Fonte: European Court of Human Rights (Strasbourg), Wikimedia, https://en.wikipedia.org/wiki/File:European_Court_of_Human_Rights.jpg
Perchè ricorrere alla CEDU?
La CEDU tutela i diritti fondamentali sanciti dalla Convenzione Europea, tra cui il diritto alla protezione della proprietà (Art. 1, Protocollo 1). Si ricorda, infatti, che il diritto in esame tutela la proprietà da ingerenze illegittime da parte dello stato ed impone che la disciplina dell’uso dei beni sia conforme all’interesse generale e realizzi un adeguato bilanciamento tra le esigenze generali ed il rispetto del diritto di proprietà che il singolo cittadino europeo vanta su un dato bene.
In passato, con le sentenze Poletti c. Italia Prima Sezione sentenza 2 febbraio 2023, Stefanetti c. Italia, n. 21838/10 del 15.04.2014, Arras c. Italia n. 17972/07 del 14.02.2012 e Agrati c. Italia, del 7 giugno 2011 la CEDU non solo ha condannato l’Italia per leggi che danneggiavano in modo sproporzionato i cittadini, compresi i pensionati, ma ha anche tenuto a precisare che le pensioni costituiscono un “bene” ai sensi della Convenzione.
Ed essendo la pensione è una forma di retribuzione differita, bloccarne l’adeguamento, senza bilanciamento né contropartita, equivale a privarti di un bene economico legittimamente maturato.
Come funziona il ricorso alla CEDU?
Il procedimento alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo segue queste fasi:
Ogni partecipante deve essere identificabile e la sua vicenda documentata.
Una volta depositato il ricorso, l’Ufficio Centrale della CEDU lo trasmette alla divisione giuridica competente per lo Stato italiano. Il ricorso verrà dunque esaminato in via preliminare da un giurista della predetta divisione per valutare che siano rispettati i criteri concernenti la sussistenza di una violazione di diritti, l’esaurimento dei rimedi interni e la tempestività.
Se il ricorso è ritenuto ammissibile, si passa alla valutazione vera e propria da parte di un Collegio giudicante, che potrà dichiarare inammissibile, accogliere oppure rigettare il ricorso.
Le parti (Stato italiano e ricorrenti) inviano osservazioni.
In caso di accoglimento, lo Stato può essere condannato a risarcire i danni patrimoniali e morali.
I tempi possono variare da 12 a 36 mesi, ma il ricorso rimane uno strumento forte, indipendente e imparziale.
ATTENZIONE! nei ricorsi alla CEDU non vale il principio c.d. dell’“erga omnes”: la sentenza avrà effetti SOLO per coloro i quali parteciperanno all’azione
Ricordate la clamorosa vicenda del Fondo Volo?
Una storia che riguarda centinaia di pensionati, ma solo pochi hanno davvero ottenuto giustizia.
Tutto parte da circa 700 iscritti al Fondo Volo – il fondo pensionistico dei dipendenti delle compagnie aeree andati in pensione prima del 1° luglio 1997 – che decidono di fare ricorso al TAR. Ma il TAR rigetta.
Solo 500 di loro decidono di non arrendersi e si rivolgono al Consiglio di Stato, che però rimette la questione alla Corte Costituzionale. Anche qui, arriva un’altra battuta d’arresto: la Corte respinge il ricorso.
A quel punto, molti rinunciano. Ma circa 250 pensionati decidono di andare avanti ancora, rivolgendosi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo.
E alla fine, solo questi 250 vedono riconosciuti i propri diritti. Ma tra loro, solo 80 arrivano effettivamente alla fine del percorso giudiziario, senza mollare mai.
Risultato?
La CEDU condanna l’Italia per aver violato il diritto a un equo processo, avendo favorito l’INPS nelle cause intentate dai pensionati, e riconosce un risarcimento complessivo di oltre 7 milioni e mezzo di euro a carico dello Stato italiano

Fonte: https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2024/01/18/strasburgo-roma-deve-7-miliardi-ai-pensionati-del-fondo-volo_c8983bd6-7b3c-4081-aa02-05413e504d0d.html
Le cose che devi sapere
È necessaria una diffida preventiva?
No.
Occorre infatti tenere in considerazione che la diffida amministrativa è necessaria solamente qualora si intenda impugnare un provvedimento emesso direttamente dall’INPS, mentre, in questo caso, non solo si chiede di accertare e dichiarare il diritto dei ricorrenti alla integrale rivalutazione del trattamento pensionistico, ma vi è comunque una sentenza della Corte Costituzionale i cui effetti si estendono indistintamente a tutti coloro che hanno subito gli effetti negativi di tale blocco.
Questa azione serve a documentare che lo Stato ha avuto la possibilità di rimediare e non lo ha fatto.
Chi può ricorrere?
Non tutti possono presentare ricorso alla CEDU, ma solo:
- chi ha una pensione superiore a 4 volte il trattamento minimo INPS (cioè sopra i 2.100 euro lordi circa nel 2025);
- chi ha subito il blocco, il congelamento o la riduzione della rivalutazione automatica prevista dalla legge.
Sarà possibile presentare il ricorso alla CEDU per chi ha già adito il giudice nazionale (che avrà una posizione processuale più garantita avendo concretamente soddisfatto il requisito del previo esaurimento delle vie interne, richiesto dall’art. 35 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo), ma anche per coloro i quali non hanno adito il Giudice nazionale.
Ed infatti, essendo gli effetti della sentenza della Corte Costituzionale per tutti gli aventi diritto indistintamente, anche coloro che non hanno fatto ricorso al Giudice nazionale potranno adire la CEDU, avendo comunque partecipato, seppur impersonalmente, al giudizio interno, in quanto destinatari dei suoi effetti.
Saranno richiesti alla CEDU
– a titolo di danni materiali tutti gli arretrati dal 2022 alla data della sentenza della Cedu (che in genere interviene in circa due/tre anni) e quindi gli arretrati dal 2022 al 2027/2028 circa;
– a titolo di danno morale per la violazione sopra accertata una somma che la Corte in genere quantifica nello stesso importo del danno materiale. Questa cifra, qualora venga riconosciuta, sarà ESENTASSE.
Tempi e scadenze: aderire entro il 15 maggio 2025.
Il termine entro cui è possibile dar corso al giudizio davanti alla CEDU è per legge di quattro mesi (il termine è stato ridotto da sei a quattro a partire dal 1° febbraio 2022) dalla data della pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale (il 14 febbraio 2025).
Ma attenzione: per garantire l’organizzazione e il deposito, raccomandiamo l’adesione entro il 15 Maggio 2025.
Chi aderisce per tempo avrà:
- la trasmissione di tutta la documentazione utile;
- la verifica della documentazione pregressa;
- l’inserimento nel ricorso collettivo alla CEDU.
Saranno richiesti alla CEDU
– a titolo di danni materiali tutti gli arretrati dal 2022 alla data della sentenza della Cedu (che in genere interviene in circa due/tre anni) e quindi gli arretrati dal 2022 al 2027/2028 circa;
– a titolo di danno morale per la violazione sopra accertata una somma che la Corte in genere quantifica nello stesso importo del danno materiale. Questa cifra, qualora venga riconosciuta, sarà ESENTASSE.
Tempi e scadenze: aderire entro il 15 maggio 2025.
Il termine entro cui è possibile dar corso al giudizio davanti alla CEDU è per legge di quattro mesi (il termine è stato ridotto da sei a quattro a partire dal 1° febbraio 2022) dalla data della pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale (il 14 febbraio 2025).
Ma attenzione: per garantire l’organizzazione e il deposito, raccomandiamo l’adesione entro il 15 Maggio 2025.
Chi aderisce per tempo avrà:
- la trasmissione di tutta la documentazione utile;
- la verifica della documentazione pregressa;
- l’inserimento nel ricorso collettivo alla CEDU.
Ci sono costi o rischi? E le spese di soccombenza?
No. Alla CEDU non esiste il principio delle spese di soccombenza.
Questo significa che:
- Non rischi di dover pagare nulla in caso di rigetto del ricorso;
- L’adesione ha un costo fisso trasparente, che copre spese legali e amministrative;
- Non ci sono sorprese.
È una battaglia a rischio zero, ma dal valore potenzialmente enorme.
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Come Aderire
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Lo staff ti invierà una email con i documenti necessari.
Scarica la documentazione che riceverai via email.
Per chi ha già fatto il ricorso contro il blocco della rivalutazione delle pensioni: € 150 + iva e cap, per un totale di € 190,32.
Peri nuovi ricorrenti: € 250,00 + iva e cap, per un totale di € 317,20.
Il pagamento deve essere eseguito tramite bonifico bancario:
IBAN IT83B0303202800010000041918
intestato a Avv.Pietro Frisani – BANCA CREDEM
Compila i documenti con i tuoi dati e ricordati di firmare ogni modulo.
Una volta firmati i documenti ricevuti sulla tua email inviali in originale per posta a Gestione Crediti Pubblici, via Curtatone 2, 50123 Firenze, ENTRO IL 15 MAGGIO.
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Domande Frequenti
Chi è interessato?
Tutti i pensionati che percepiscono una pensione superiore all’importo della pensione minima che ad oggi ammonta a 616,67€
Cosa dice la normativa?
Per l’anno 2025, la legge 30 dicembre 2024 n. 207 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027), all’art 1, comma 180, stabilisce che in “via eccezionale, per l’anno 2025, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, non è riconosciuta ai pensionati residenti all’estero, per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori al trattamento minimo INPS, con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi”, escludendo i pensionati residenti all’estero dal riconoscimento dell’incremento sul trattamento pensionistico, a titolo di perequazione automatica, riconosciuto ai pensionati residenti in Italia.
Quanto ci stanno togliendo? Quanto sto percependo in meno?
Per il 2025 l’inflazione si stima in circa il 2%. Quindi su ogni 1000€ lordi di pensione perderai 20€ al mese, ovvero 260€ l ‘anno (13 mensilità). Moltiplica questo importo per l’importo pro quota della tua pensione e scoprirai quanto perderai per il solo 2025. Una pensione lorda di 3000€ perderà 780€ l’anno circa, importo da moltiplicare per tutta la durata del tuo trattamento pensionistico.
Quanto costa aderire?
Per l’espletamento delle attività di cui ai punti precedenti, il sottoscritto corrisponderà:
– alla Gestione Crediti Pubblici s.r.l., a titolo di compensi, contestualmente alla firma del presente atto la somma di € 120,00 oltre iva al 22% e così per complessi € 146,40 (centoquarantasei,40) in caso di adesione tramite procedura cartacea;
– inoltre, il sottoscritto corrisponderà alla Gestione Crediti Pubblici s.r.l., solo in caso di esito positivo e di effettivo incasso delle somme, un corrispettivo pari al 10% (dieci per cento) oltre iva sull’importo che verrà riconosciuto a titolo di rimborso per la rivalutazione del trattamento pensionistico per gli anni dal 2025 sino all’esito dei giudizi cui si darà corso.
Che documenti servono?
Cedolino pensione dicembre 2024, copia certificato AIRE, copia della diffida inviata via posta con ricevuta, oppure Pec con relativa ricevuta di accettazione e di ritorno, fotocopia fronte retro della CI e del Codice fiscale.
Quale è il primo passo da compiere? Serve una diffida?
Scarica la diffida gratuitamente e inviala per PEC all’INPS di Roma
Quale è l'iter del ricorso?
I ricorsi verranno depositati per tutti gli ex INPDAP alla Corte dei Conti del Lazio, mentre per gli ex lavoratori privati presso il Tribunale Civile, Sezione Lavoro, della provincia di ultima residenza.
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